VERO O FALSO?

VERO O FALSO?

Una recente indagine del “Tavolo permanente sul superamento delle tutele di prezzo” svolta su  oltre 4.000 utenti domestici in vista dell’abolizione del mercato di tutela, slittata a luglio 2020, ha evidenziato che solo un terzo degli italiani conosce il tipo di contratto che ha sottoscritto e la differenza tra mercato libero e tutelato. Chi dichiara di sapere qualcosa, poi, si affida soprattutto a giornali e telegiornali e al passaparola, mentre un effetto del tutto marginale hanno le campagne informative promosse dalle società di vendita.

Se questo dato appare già preoccupante, ancora di più lo è la percentuale degli utenti finali domestici che conosce gli strumenti di tutela a loro riservati: appena il 14% degli intervistati, infatti, sa cos’è l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (oggi ARERA), il 5% conosce il Portale e il 6% lo Sportello per il consumatore (SPCEN).

L’indagine fornisce un quadro molto chiaro: il cliente finale domestico (e possiamo dire in genere, anche i clienti finali non domestici aventi diritto alla maggior tutela, ovvero quelli piccoli) è sostanzialmente indifeso di fronte ad un mercato aggressivo e talmente complesso da risultare poco trasparente. Le società di vendita, contatto prevalente se non unico del cliente con il mercato, non hanno alcun interesse a svolgere un ruolo informativo efficace: un cliente inesperto e disinformato è un bersaglio più facilmente manipolabile e può essere gestito anche da una rete vendite estesa e poco qualificata (e quindi meno costosa per la società stessa).

Il quadro che si prospetta con la programmata abolizione del mercato tutelato dell’energia elettrica è quindi inquietante: clienti indifesi contattati da venditori sostanzialmente incompetenti con l’unico obiettivo di realizzare profitti per la società di vendita.

E’ possibile difendersi? L’esperienza quasi ventennale di Consenergy2000 nella tutela degli utenti finali insegna di si, ma occorre imparare a riconoscere le “leggende metropolitane” del mercato elettrico, ovvero affermazioni attraenti per l’interlocutore ma talmente infondate sotto il profilo normativo da costituire, nel caso in cui sia possibile documentarle, veri e propri illeciti.

Dedicheremo quindi qualche articolo ad una rassegna delle affermazioni commerciali più diffuse raccontate da venditori telefonici o porta a porta al fine di rendere più attraente un contratto che sostanzialmente non lo è, motivandone l’infondatezza.

1. Se fai il contratto con noi non paghi trasporto e oneri di rete.

Colpevole: almeno una parte della rete vendite d primari operatori di mercato;

Complice: la struttura della bolletta 2.0, che ricordiamo, in barba a qualsiasi norma di trasparenza, semplifica la bolletta presentando all’utente finale un unico totale in cui componente energia e oneri di rete/distribuzione/misura non sono distinguibili.

Dinamica del raggiro: Spesso l’affermazione viene affiancata da una dimostrazione pratica: il venditore mostra una bolletta dell’energia elettrica sintetica dove appunto le due voci (energia e oneri di rete) non sono distinte. Il cliente, non vedendo valorizzato il gruppo di voci denominato “oneri di rete”, è indotto a credere che l’affermazione sia vera, soprattutto se la confronta con una bolletta dettagliata, dove invece le stesse sono messe in evidenza (ed incidono, spesso, più del prezzo).

Perché è falso?

Gli oneri di rete, ovvero le componenti di distribuzione, misura e le componenti parafiscali applicate nella seconda parte della bolletta (NON sintetica) NON sono negoziabili e la loro applicazione non può essere decisa fra cliente e venditore. E’ regolata da ARERA attraverso alcuni testi regolatori (come ad esempio il TIQUE testo unico integrato dei servizi di distribuzione e misura) e le delibere (le ultime in ordine di tempo che definiscono gli oneri di rete sono la 671/2018, la 711/2018 e la 107/2019.

Il contratto stipulato fra cliente e fornitore NON riguarda il trasporto che viene applicato a parte secondo le tariffe stabilite da ARERA senza alcuna necessità di menzionarlo nel testo del contratto stesso.

Infine, le società di vendita applicano gli oneri di rete perché a loro volta li pagano, anzi, li pagano addirittura prima di addebitarli ai clienti ed è quindi inverosimile che un’azienda si accolli dei costi puri senza ri-fatturarli al cliente finale unicamente perché uno dei suoi venditori (probabilmente non il migliore) deve necessariamente rendersi simpatico.

2. La nostra bolletta è più corta: quindi ci sono meno costi

Affermazione che costituisce una simpatica variante di quella precedente. La bollette più corta non significa meno costi, ma soltanto costi raggruppati e quindi indistinguibili e molto più difficili da verificare anche per chi, come Consenergy2000 , è un professionista del controllo.

 

3. La nostra società vende l’energia e gestisce anche la rete: per questo i costi sono inferiori.

Colpevole: almeno una parte della rete vendite di storici operatori di mercato;

Complice: l’eccessiva fiducia, genericamente (mal) riposta dai clienti nei confronti di alcuni grandi marchi nel settore dell’energia.

Oltre ad essere falsa, questa affermazione ravvisa un vero e proprio comportamento illecito, che, se supportato da prove, può anche causare danni alla stessa società di vendita.

Infatti il principio su cui si fonda il mercato libero dell’energia è esattamente quello della separazione fra vendita dell’energia e trasporto/distribuzione della stessa (gestione della rete); la rete NON può essere gestita dalla stessa società che vende l’energia ai clienti finali. In linea teorica i due soggetti non dovrebbero nemmeno fare parte dello stesso gruppo di imprese, anche se su questo aspetto, salvaguardata la forma, la stessa ARERA è ampiamente tollerante.