PREZZI ENERGIA.

PREZZI ENERGIA.

L’anno 2016 si è aperto all’insegna di un ulteriore calo dei prezzi energetici, divenuto più sensibile nei mesi primaverili grazie ad un inverno mite e ad una discesa nell’andamento dei consumi.

Eppure, nonostante le riduzioni siano effettive, gli utenti finali fanno sempre fatica a vederne gli effetti sul costo complessivo della bolletta.

Abbiamo già affrontato altre volte, il tema dell’incidenza dei Servizi di rete e degli oneri di sistema sulla bolletta elettrica (oltre il 60%), nonché del vettoriamento e delle imposte sul gas (oltre il 40%).

A queste voci, non negoziabili a mercato libero, che appesantiscono i costi finali, si è aggiunta negli ultimi due anni la tendenza a scorporare dal prezzo dell’energia o del gas (materia prima) alcune componenti che, pur non essendo regolate dall’AEEG per gli utenti finali, di fatto vengono presentate come tali e applicate a parte rispetto al prezzo, rendendolo quindi apparentemente più basso rispetto al normale.

L’ “effetto scorporo” dai prezzi dell’energia è una lama a doppio taglio. Se da un lato è preferibile per l’esperto, perché evidenzia tutte le componenti che contribuiscono a formare il prezzo, rendendo confrontabili tra loro offerte diverse, per l’utente finale (inesperto, nonostante tutto) crea l’illusione di un prezzo particolarmente vantaggioso, trasformando in componenti “passanti” voci che di fatto non lo sono e sottraendole quindi a qualsiasi tipo di controllo.

Esempi e casi di effetto scorporo ce ne sono moltissimi, sia nelle fatture elettriche sia nelle fatture gas (anche se oggi, grazie all’ultimo intervento dell’AEEGSI sulla bolletta sintetica, sono di fatto diventati invisibili) e per identificarli tutti ci vuole molto allenamento e molta pratica.

Come si determina il prezzo dell’energia elettrica?

Il prezzo dell’energia elettrica (materia prima) viene formulato, sul mercato libero, dalle società di vendita dell’energia e proposto ai loro clienti sotto forma di offerte commerciali/contrattuali.

A prescindere dall’importo finale le voci che vanno a comporre il prezzo sono le stesse per tutti i fornitori. Nella formulazione del prezzo, così come presentato ai clienti finali, le società di vendita devono necessariamente considerare:

- il costo puro dell’energia scambiata sui mercati all’ingrosso (Borsa elettrica o piattaforme di scambio);

- il recupero dei costi sostenuti per portare l’energia acquistata alla rete nazionale, ovvero: il trasporto sulle reti estere; gli oneri di sbilanciamento; gli oneri di congestione; i corrispettivi di non arbitraggio; i costi per le bande di tolleranza; gli oneri di Co2 e certificati verdi (i costi per trasportarla invece da rete al contatore sono coperti dalla voce regolata dei servizi di rete);

- Il recupero dei costi di commercializzazione e vendita;

- Gli oneri finanziari (legati anche alla scadenza di pagamento pattuita con i clienti)

- I margini di ricavo.

Fino alla fine del 2013 circa, era prassi commerciale consolidata presentare al cliente un prezzo finito, ovvero comprensivo di tutti questi costi (a parte vengono comunque applicate le perdite, il dispacciamento, gli oneri di trasporto e misura, gli oneri di sistema e imposte, che sono effettivamente non negoziabili e deliberate dall’AEEG a carico dei clienti finali).

Oggi invece la tendenza si è invertita éd è diventato di moda presentare al cliente una formula che evidenzia il prezzo all’ingrosso dell’energia (soprattutto per i contratti a prezzo variabile o PUN) ed applica a parte le altre voci di costo che la società di vendita deve necessariamente recuperare, imitando, per mera opportunità e NON per obbligo, la formula in uso per il mercato di tutela.

Molto spesso questi costi sono contenuti in una quota fissa euro/mese (attualmente è pari a circa 9 euro per POD), che tende a passare inosservata perché il cliente ritiene, erroneamente, che sia una voce non negoziabile.

Prezzo inclusivo o scorporato: quale delle due formule è preferibile?

Entrambe vanno bene per chi legge con attenzione l’intera offerta contrattuale; nessuna delle due va bene per chi guarda solo i prezzi di copertina o fa la sua valutazione sulla base di un prezzo detto a voce…e purtroppo sono ancora tanti.

Il discusso caso del PCV

Si chiama PCV il corrispettivo di copertura dei costi di commercializzazione e vendita deliberato dall’AEEGSI per il mercato di tutela dell’energia elettrica. Le società di vendita del mercato libero non sono tenute ad applicare il corrispettivo PCV (né come voce, né come importo) eppure sempre più spesso lo troviamo evidenziato anche in fatture del mercato libero. Perché?

La ragione principale è che i fornitori possono coprire i loro costi di commercializzazione e vendita presentando comunque un prezzo più basso rispetto a quello che potrebbero presentare ricaricandoli sul prezzo medesimo. E fin qui non c’è niente di male….soprattutto se nell’offerta è scritto chiaramente che non sono compresi. Se poi il cliente finale si confonde ….pazienza…deve leggere meglio.

In taluni casi, invece, le società di vendita approfittano di questo meccanismo per recuperare due volte i costi di commercializzazione e vendita

Che fare?

Il consiglio é sempre lo stesso: leggere le offerte per intero. Non farsi ingolosire da prezzi detti a voce o evidenziati su una copertina senza avere capito bene come sono composti. Verificare sempre che le voci che di norma concorrono a formare il prezzo e che abbiamo sopra evidenziato siano comprese o scorporate. Verificare altresì che chi propone l’offerta sia effettivamente in grado di spiegarla come abbiamo rpovato a fare noi in questo articolo.