MODIFICHE AGLI INCENTIVI

MODIFICHE AGLI INCENTIVI

Più che dai “tagli”, secondo il legislatore elettrico nazionale, l’alleggerimento maggiore dovrebbe derivare da una serie di interventi “forti” sugli impianti incentivati, interventi che danno al DL 91/2014 il più appropriato nome di “spalma-incentivi”.
In questo caso, l’elenco è più lungo e, secondo qualche autorevole commentatore, non proprio scevro, per gli effetti retroattivi che comporta, di qualche profilo di incostituzionalità.

1. Oneri sull’autoconsumo di energia (art. 24)
E’ noto a tutti che gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili non pagano gli oneri di sistema sull’energia auto consumata. Questo risparmio, opportunamente valorizzato, diventa uno dei fattori che incidono più frequentemente sulla decisione di realizzare o meno un impianto per l’autoconsumo L’art. 24 del Dl 91/2014 prevede invece che dal 1 gennaio 2015 tutta l’energia (incentivata o meno) elettrica consumata in SEU (sistemi efficienti di utenza) e reti private di utenza, dovrà contribuite al pagamento degli oneri generali di sistema nella misura del 5%.
Ma non è finita. La quota del 5% potrà essere aggiornata già a partire dal 2016 “al fine di non ridurre l’entità complessiva dei consumi soggetti al pagamento degli oneri”. Da notare che questi futuri aumenti della quota da pagare, colpiranno esclusivamente l’energia prodotta in sistemi efficienti di utenza (SEU) entrati in esercizio dopo il 1° gennaio 2015, e presumibilmente, non incentivati (ricordiamo che anche il piccolo impianto fotovoltaico sul tetto di casa rientra nella definizione di SEU).

2. Spalma Incentivi (art. 26): impianti fotovoltaici
Dal 1 gennaio 2015, gli impianti fotovoltaici con potenza superiore a 200 kW, vedranno le tariffe incentivanti rimodulate su 24 anni anziché 20, con percentuali di riduzione che vanno dal 17% a 25% a seconda della durata residua dell’impianto. Per fare un esempio: un impianto avviato nel 2008, che ha in previsione ancora 14 anni di incentivi, si vedrà allungare il periodo residuo da 14 a 18 ed erogare un importo annuale pari al 78% di quello previsto, originariamente, per l’incentivazione su 20 anni.
Secondo il legislatore, gli operatori potranno accedere a finanziamenti bancari per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo spettante al primo gennaio 2015 e l’incentivo rimodulato. Le Regioni e gli enti locali dovranno adeguare i permessi rilasciati alla nuova durata degli incentivi.
L’adesione alla rimodulazione non è obbligatoria, ma chi non aderisce entro il 30 novembre 2014 avrà una riduzione dell’8% dell’incentivo originario per tutta la durata del periodo di incentivazione e naturalmente non sarà felice.

3. Pagamento incentivi (art. 26 comma 2)
A partire dal secondo semestre 2014, il GSE pagherà gli incentivi (per tutte le taglie di impianti fotovoltaici incentivati) con rate mensili pari al 90% della producibilità media, per poi fare un conguaglio entro il 30 giugno dell’anno successivo. In pratica i proprietari di impianti fotovoltaici garantiranno, a loro spese, una sorta di anticipo di cassa al Gestore dei Servizi Energetici.

4. Costi di funzionamento e gestione del GSE (art. 25)
Attualmente, i costi di gestione sostenuti dal GSE per lo svolgimento delle attività di gestione, verifica e controllo per i meccanismi di incentivazione vengono sostenuti da tutti gli utenti del sistema elettrico. Dal 1 gennaio 2015 invece dovranno essere posti a carico di tutti i beneficiari degli incentivi mediante una tariffa ad hoc ancora da definire.

I titolari di impianti fotovoltaici e più in generale di impianti incentivati dovranno quindi rivedere, se non sono già stati costretti a farlo, le previsioni iniziali, e, forse, eccessivamente ottimistiche di pay back (rientro dall’investimento) e i piani di ammortamento degli impianti medesimi, preparandosi a sostenere a loro volta una parte dei costi generali del sistema elettrico.
Unica consolazione: il Dl 91/2014 contiene anche un intervento di effettiva semplificazione (art. 30). Dal 1 ottobre 2014 le comunicazioni di realizzazione, connessione ed esercizio dell’impianto potranno essere presentate su modulo unico.

Ma infine, gli effetti (riduzioni) che deriveranno dall’applicazione delle misure sopradescritte andranno a beneficio di tutti gli utenti del sistema elettrico?.
Purtroppo no. Secondo l’art. 23 del Decreto le bollette “alleggerite” (vedremo poi di quanto) saranno quelle degli utenti forniti in media e in bassa tensione con potenza allacciata superiore a 16,5 kW, esclusi gli utenti residenziali e l’illuminazione pubblica.
I benefici non sono cumulabili con gli sgravi già concessi alle imprese energivore.